CAPIRE L’AUTORE INTERVISTANDOLO, RIOT VAN INCONTRA GIPI

di Mattia Rutilensi

 

L’altra sera, per la festa della donna, siamo andati allo Stensen dove si presentava “Smettere di Fumare fumando” secondo film di Gianni Pacinotti alias Gipi. Il film, in anteprima toscana essendo stato presentato soltanto al 30° film Festival di Torino senza essere mai distribuito nelle sale, racconta il tentativo di Gianni di smettere di fumare definitivamente, passando da 40 sigarette al giorno a zero nel giro di una sola notte. L’arco di tempo registrato sono i dieci giorni successivi alla drastica decisione. Ad accompagnare la proiezione, il cortometraggio Una volta fuori di Renato Chiocca, liberamente ispirato al fumetto Gli innocenti di Gipi. Dopo le proiezioni c’è stato il momento per le domande del pubblico, molto numeroso tanto da riempire quasi tutto l’auditorium, e lì se ne sono sentite delle belle. Parlando della natura dell’artista Gipi ha detto che “il genio” non è dentro una persona ma è come un uccellino che si posa sulla spalla dell’artista e che può andare via in ogni momento se l’artista si lascia sedurre dalla vanità. Da segnalare tra i tanti bei discorsi la signora che non conosceva Gipi ed era venuta alla proiezione solo per sentito dire, spiegando: “Io questo Gipì non lo conosco, però ho regalato il suo libro a mio nipote per Natale e gli è piaciuto tanto”.

 

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Gipi con una copia di Riot Van

 

Perché alcune storie le realizzi a fumetti ed altre come cortometraggi/film? Ricordo la prefazione a “Mutterde” dove dicevi che ti era venuta un’idea per un cortometraggio e poi ti sei ricordato che sei un fumettista…

Con i corti succede di solito che l’idea che mi viene è talmente rapida, ho talmente voglia di vederla realizzata in fretta, spesso sono idee umoristiche, e mi viene di farla in video. Mi piace l’idea di avere un’immediatezza dove con poco tempo e poco sforzo puoi tirare fuori delle robe che colpiscano un po’, il fumetto invece è una roba più lenta. Per le altre storie dipende, non so, quando mi viene in mente una storia di solito c’è già anche la forma in cui sarà fatta dentro ma non saprei dire cos’è che la determina. A volte il pensiero diventa un pensiero che sta bene su carta, a volte che sta bene sul mezzo “cinematografico”.

 

Sempre relativamente alla storia Mutterde e al tuo ricordarsi di essere un fumettista: Quando ti ricordi di essere un fumettista e quando vorresti essere diverso?

Hai presente quelli che dicono “Io non mi cambierei con nessun altro”? Ecco io mi cambierei con tutti.

 

Certo, come Woody Allen che dice “Il mio unico rimpianto nella vita è di non essere qualcun altro”

Bellissima, condivido al 100%. Ora ti faccio un esempio: l’altro giorno parlavo al telefono con un amico e gli dico “Guarda Daniele sono così felice perché sto lavorando di nuovo al fumetto, dopo quasi 3 anni e sento che proprio il posto mio è qui, casa mia è il tavolino i fogli le matite” e lui rideva e dopo mi ha detto “Guarda che hai detto la stessa cosa del cinema 6 mesi fa”. Che devo dire? Sono spaccato in due, sono spaccato in sedici probabilmente. È così, la mia vita è un vento che tira in una direzione, non so mai perché ci tira, non ci posso fare un cazzo. Ora io progetto giochi da tavolo, ho passato le ultime due settimane a fare un gioco di simulazione Vietnam in solitario con le carte che è una bomba. È venuto bellissimo e lì mi dicevo, io voglio fare questo di mestiere!

 

Prima (durante l’incontro con il pubblico ndr) hai detto che ai tuoi amici non interessa niente di quello che fai e ho ripensato a quando racconti ne “La mia vita disegnata male” di quel tuo amico di Tirrenia di cui tu raccontavi al dottore che lo adoravi perché andavi a chiamarlo alle 15:30 e lui scendeva alle 19:30. Anche a lui non interessava niente di te?

In realtà ho scoperto che ci volevamo molto bene, ma lo sappiamo solo adesso che siamo adulti. A quel tempo lui era un genio, era un’artista, era proprio intoccabile, inarrivabile, sfuggevole, non potevi mai afferrarlo. Però senti questa, una cosa che non c’è nel libro. Lui disegnava benissimo quando s’era piccoli, 100 volte meglio di me. Quando ci siamo ritrovati da grandi lui mi ha detto che aveva smesso di disegnare per non ferirmi. Io la trovo una cosa pazzesca, una prova d’amore proprio.

 

smettere-di-fumare_fotogramma

Un fotogramma di “smettere di fumare”

 

In genere si ricerca nelle persone l’attenzione nei propri confronti perché si ha bisogno di protezione, di supporto. Come mai invece tu ricerchi il disinteresse per quello che si fa?

Alla vostra età, dai 18 ai 25 anni, ci soffrivo come un cane per questo disinteresse e mi chiedevo “perché non mi si inculano neanche, perché non mi considerano? Io faccio i disegni, non mi guardano” e ci ho sofferto tanto. Quando però è arrivato il riscontro lavorativo normale, avere una sponda che non ti considera per quello che fai, per il successo, ma ti considera per le tue cellule, perché ti conoscono nel profondo è molto importante perme. E se ti vogliono bene ti vogliono bene per quello e non perché sei bravo. È molto brutto che le persone ti amino perché sei bravo, l’amore vero è quando le persone ti amano anche se fai cacare, ti amano comunque. Per cui io sono contento che i miei amici non desiderino passare il tempo con me perché ho la genialata sul disegno ma perché magari si gioca ad un giochino di guerra da tavolo o all’xbox.

 

Come vedi la strada del fumetto italiano adesso? E il suo rapporto con Internet? Penso, ad esempio, ai fumettisti Zerocalcare e Daw che hanno un seguito enorme su facebook.

È comunicazione, è una cosa buona. Oggi tutti hanno la possibilità di far vedere il loro lavoro a più persone possibili. In più Zerocalcare e altri hanno dimostrato che può diventare una roba che si rispecchia nella vita reale come guadagno. Perché la cosa triste all’inizio è che te facevi le cose sul web ma non ci pigliavi una lira. E non so voi ma io ho da campare. Loro e forse anche io con una minima partecipazione che riesco a mantenere, con un po’ di relazione il lettore ti si affeziona. Il casino del Web è che devi sempre distinguere le cose che valgono ma questo ognuno lo sa fare e chi non lo sa fare non mi interessa.

 

Ringrazio Cosimo Pardi per l’aiuto nell’intervista