UNA STRANA STORIA A MADRID, RIOT VAN INCONTRA TLF

di Mattia Rutilensi

 

Due ragazzi fiorentini, Tommaso e Lorenzo , hanno scritto un libro illustrato, intitolato semplicemente Madrid, noi lo abbiamo letto e ci è piaciuto. Era quindi doverosa un’intervista per conoscerli meglio.

Questo è il loro blog e questa è la nostra intervista.

 

madrid

 

Come vi siete conosciuti e come è nato questo libro?

Tommaso: Noi due facevamo teatro insieme. Siamo diventati amici lì.

Lorenzo: Io sono stato 6 mesi a Madrid, sono tornato nel 2011. Quasi un anno dopo mi sono messo a scrivere questo breve racconto, così per fare qualcosa, senza nessun fine particolare. Mi sono proposto di fare una cosa molto fotografica, andando per immagini. Nel frattempo continuavamo a frequentarci da amici. Ci siamo trovati una sera ad una festa e, un po’ in preda ai fumi dell’alcool, io gli ho detto: guarda ho fatto questa cosa, ho pensato a te per realizzarla. L’ho mandata a lui la sera stessa e la mattina dopo, non so con che postumi, mi ha scritto che gli piaceva tantissimo e che si doveva fare qualcosa. E da lì ci siamo messi piano piano a tavolino a dividere questo testo in vari frammenti da illustrare. Abbiamo discusso ogni minima interpretazione tramite le immagini.

 

Le immagini rispecchiano il testo tranne che in un paio di tavole, quella del Mac Donald’s e quella della porta…

T: Noi non abbiamo mai voluto dare al disegno un significato solo illustrativo, abbiamo scelto appunto di farlo in bianco e nero per cercare di far sì che la gente potesse immaginare. Infatti in molti disegni il luogo è quello, perché doveva essere quello per esigenza. Ma le immagini si muovono parecchio, non dico che siano astratte però si cerca comunque di…

 

Sono quasi due storie diverse, possiamo dire?

T:Sì sì due storie diverse che si muovono sulla stessa linea però.

L: Poi questo si accentua perché c’è un cambio di inquadratura, dalla soggettiva a quella dall’alto dove si vedono i corpi.

T: Solo nell’inquadratura finale si vede il protagonista, quasi a voler lasciare aperta la porta che il protagonista abbia sognato tutto quello che succede prima della conclusione, prima del finale. Quindi le uniche azioni che si svolgono veramente sono quelle delle ultime pagine, il resto del libro è un po’ onirico.

 

Questo tipo di grafica, la copertina come l’avete scelta?

L: Ci siamo fatti aiutare da un nostro amico, Claudio Lietti, che si occupa di grafica e impaginazione. Parlando insieme si è detto: scegliamo un’immagine che ricordi l’asfalto, per collegamento quindi con la città. Abbiamo preso questo da una foto. La crepa è una cosa molto simbolica. Questa città che mostra aspetti di contraddizione continui, persone oscure.

T: E comunque la copertina in sé, pur non avendo niente addosso fa capire come si muoverà un po’ il libro. È minimalista abbestia e lascia aperte un sacco di porte. A me per esempio, ogni volta che la vedo, ricorda un tuono. Ognuno può vederci quello che vuole. È lo stesso intento con cui abbiamo costruito il libro.

 

La sigla TLF viene dalle vostre iniziali, ma gli attribuite anche un altro significato?

L: Abbiamo voluto dargli un certo significato. Per sottolineare il fatto che abbiamo lavorato insieme, abbiamo lavorato insieme anche se io avevo già scritto la storia. Lui è intervenuto sul testo e io sono intervenuto sull’immagine. La divisione del testo è un intervento forte, che scandisce il ritmo, il significato e il peso.

T: è un vero e proprio lavoro a quattro mani, i cinque mesi che ci sono voluti siamo stati sempre insieme a discutere ogni pagina. Secondo me è per questo che è venuto un buon lavoro. Perché io da solo facevo poco, uniti abbiamo fatto molto di più.

L: Abbiamo cercato di spersonalizzarlo il più possibile, perchè TLF è una sigla, il nome esteso è un’altra cosa. Anche per rimanere in linea con il racconto, con il soggetto del libro, che di per sé è spersonalizzato. Si presuppone sia un uomo ma non è assolutamente caratterizzato, è annullato per lasciare spazio alle immagini circostante.

 

Comunque quasi tutte le pagine sono disegnate, le pagine vuote che funzione hanno?

T: Queste pagine sono importanti quasi più di quelle disegnate, perché sottolineano gli snodi fondamentali del racconto e danno anche modo di creare un certo andamento anche nel disegno, aumentano il pathos. Infatti se inizi il libro vedi che è molto statico fino a che c’è il primo snodo e dopo la prima pagina bianca si entra in un’altra dimensione. Dove lui si ritrovava anche con molte metafore anche della navigazione. Lui è immerso fino al collo in questo continuo turbinio di persone. Lo stacco più importante di tutti è quello che troviamo prima del finale. É uno stacco essenziale perché ti fa come riprendere fiato e poi ti svegli.

L: Poi hanno un livello di immagine proprio come montaggio cinematografico. Come quando c’è uno stacco netto da un’inquadratura per esempio da dentro la casa e poi si riprende il film da una piazza distante chilometri. Si evita di appesantire l’andamento.

 

SONY DSC

 

Parliamo invece del disegno che accompagna la tua riflessione sul mac donald’s: io ho fatto un paio di interpretazioni: il toro potrebbe essere un riferimento alla città di Madrid, alla spagna. Oppure potrebbe essere un toro reale che passerebbe ignorato dalle persone sono così addormentate dalle cuffie…

L: Per come l’abbiamo fatta noi questa immagine ogni elemento ha un valore simbolico che gli abbiamo dato noi. Il toro è una citazione di una fotografia del toro di Wall street.

T: Fu messo da un artista italiano, Di Modica, per sottolineare la potenza del capitalismo ed è anche il simbolo della borsa in rialzo. Dopo un crollo di borsa nel 1989 fu realizzato e posizionato dall’artista stesso a simboleggiare la potenza dell’economia statunitense che si rialza con la forza di un toro, questa scultura è diventata poi il simbolo del capitalismo finanziario.

L: Ne è diventato il simbolo. Ed adesso con tutti i movimenti come occupy wall street il toro è diventato il simbolo da occupare per simboleggiare il dissenso verso wall street. Questo significato si può intuire anche dalla riflessione nel testo. Il toro però ovviamente riprende anche la città di Madrid, la spagna. la corrida. In un certo senso anche i fast food.

T: Abbiamo voluto fare questo toro che correva in questa via di patatine e bibite enormi. Il toro quindi ha 3 funzioni: simboleggia il capitalismo, la Spagna ma anche la carne che è l’unica cosa che manca in un ipotetico piatto da fast food.

L: Il toro è però anche, come avevi detto giustamente te, un toro che passa inosservato perché la gente ha le cuffie. Infatti anche a Madrid, se vai nella metro su 50 persone, 45 hanno le cuffie. Questo da proprio l’idea della vita di una metropoli dove un individuo è molto isolato, dove la vita comune non esiste.

T: Potrebbero essere anche state abbandonate da persone che scappano da questo toro in corsa. É bene però che ognuno arrivi a fare la riflessione che preferisce.

L: La linea fondamentale è comunque quella di dare forte movimento. Nel testo si parla della frenesia del consumismo quindi bisogna dare l’idea del movimento. Gli unici elementi statici sono queste gigantesche patatine e bibite, elementi di una multinazionale che è il vero potere economico sociale e politico attuale. Il punto fermo di questa società, loro sono giganteschi e immobili.

 

In alcuni punti, ad esempio quando gli si sovrappongono varie immagini nella stessa pagina, mi è venuto in mente una definizione che diceva: il cubismo è un’arte che vuole rappresentare la figura umana nella sua interezza. Applicherei questa definizione ad alcune delle vostre tavole, ad esempio a quella dove la visuale della piazza si intreccia con il cono gelato.

L: Sono come delle istantanee che conducono ad un’immagine unica.

T: Noi abbiamo cercato in tutti i modi di montare questo libro secondo una certa linearità, le immagini dovrebbero seguire una certa linearità. Il ritmo poi va ad aumentare o ci sono delle pause. Si riprende in medias res alcune volte. Abbiamo utilizzato alcuni principi base del cinema.

L: Anche a livello di testo e basta, quando l’ho scritto non avevo la pretesa di fare un romanzo o un racconto con chissà quale intreccio. Volevo semplicemente fare un percorso visivo prima di tutto. Quindi è coerente con l’ossatura narrativa il montaggio cinematografico.

 

La ragazza che abbiamo visto alla fine, è la stessa che appare all’inizio o no?

T: Ci salva il neo…

L: La ragazza è la stessa, comunque è importante non svelare tutto. Il dubbio dovrebbe rimanere. Potrebbe essere lui che si immagina una corrispondenza tra la ragazza vista e la prostituta. Si potrebbero fare 10 ipotesi tutte valide. La prima parte potrebbe essere il ricordo della prima volta che l’ha vista. Poi , ad esempio, è uscito dalla prostituta e l’ha conosciuta ed è finito a casa sua. Oppure era a letto con la prostituta e sogna quello che succede prima. É comunque la stessa ragazza. Noi comunque come punto fermo ci siamo imposti di lasciare il dubbio

T: Sia nel disegno che nel testo. Infatti abbiamo anche volutamente eliminato una parte di testo che poteva collocare meglio nel tempo la situazione e gli eventi. Però l’abbiamo fatto di nostra scelta perchè serviva a lasciare l’indeterminatezza.

 

Come presentazioni e uscite pubbliche di Madrid come siete messi?

T: Abbiamo fatto una tiratura di 200 copie per adesso. Alcune copie le mandiamo agli editori, altre le abbiamo vendute per riprenderci le spese di stampa. Abbiamo fatto un’installazione a Santo spirito al T’amero e una presentazione alla Citè.

L: Ora cerchiamo di prendere qualche contatto a livello di distribuzione. Sarebbe una cosa molto importante per noi.

T: La cosa più importante al momento però sarebbe trovare un’editore.

 

La vostra scrittura assomiglia a quella dei nuovi cantautori italiani (Lo Stato Sociale, Dente, Vasco Brondi, per fare qualche esempio) che raccontano la nostra generazione. Anche perché in letteratura mi sembra non ci sia niente che possa raccontarla.

L: Io ti dico la verità, non ascolto questo genere di musica. Comunque non ho mai avuto alcuna pretesa letteraria, è una bella osservazione questa, mi fa piacere che si pensi a queste cose. Io ho scritto così perché volevo far raccontare le cose a delle immagini, l’elemento centrale è che anche come racconto doveva essere un qualcosa di visuale più possibile. Probabilmente questo distanziarsi da un discorso di letteratura non è stato premeditato, mi è venuto naturale, anche in base a come funziona la mia immaginazione.

 

Avete altri progetti come TLF?

L: Sopravvivere in modo più dignitoso possibile, un po’ difficile visto i tempi (ride ndr). Abbiamo tante idee, una delle nostre priorità è continuare la nostra collaborazione.

T: I progetti ci sono ma descriverli è difficile. Già non abbiamo le idee chiare noi, figurati spiegarli agli altri.

L: Noi ci vediamo spesso, parliamo dei progetti. Si cerca sempre di montare qualcosa di nuovo. La priorità è di rimanere insieme.

T: Sì ci sposiamo a Settembre (ridiamo tutti ndr)

 

Grazie ragazzi per l’intervista

L: No grazie a voi, spero non facciate come la Nazione (ridiamo di nuovo ndr)

 

Ringrazio Daniele Pasquini per l’aiuto nell’intervista