Consigli per un ascolto di fine estate: The Now Now, l’album giusto al momento giusto.

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Se c’è una cosa che contraddistingue la virtual-band dei Gorillaz, quella è decisamente il fatto che ogni loro album è totalmente diverso da quello prima e sarà anche totalmente differente da quello che lo succederà. Non è un’ eccezione la loro ultima fatica, The Now Now, data alla luce a poco più di un anno dal loro precedente lavoro Humanz, uscito il 28 Aprile 2017. Il succitato precedente lavoro era un disco barocco e massimalista traboccante di ospiti bizzarri (Pusha T con Mavis Staples, Benjamin Clementine, la stella del patois giamaicano Popcann, Noel Gallagher e Danny Brown) e ricco di suoni e messaggi, realizzato da Albarn quasi come scommessa per dimostrarsi ancora cool agli occhi della figlia. The Now Now, l’ultimo album, è decisamente più breve (11 tracce – di cui alcune strumentali – contro le 20 di Humanz – 26 nell’edizione Deluxe), ma anche più diretto. In quest’ultimo disco Damon Albarn è consapevole di non essere più nel 1998, anno in cui il frontman dei Blur arruolò Jamie Helwitt – fumettista britannico – per formare una band i cui componenti erano solamente dei disegni animati: così nacquero, quasi per gioco, i Gorillaz, la prima virtual-band. Ma già l’anno scorso si era intuito che questo pittoresco schiribizzo di Albarn era diventato un vero e proprio “affar serio”. Già in Humanz c’era qualche sfaccettatura dei testi in cui si parlava anche della società di oggi, ma in The Now Now è tutto diverso, tutto più prorompente ed amplificato: si parla di Brexit, si parla di palle al piede e di solitudine.

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Gli unici featuring sono presenti nella prima e nella terza traccia con tre artisti la cui quota d’età è simile o nettamente superiore a quella di Jamie e Damon: un perfetto George Benson (75 anni) che con la sua chitarra dolce e liquida impreziosisce Humility, mentre Snoop Dogg (46 anni) e il redivivo Jamie Principle (58 anni) partecipano a Hollywood. Ciò potrebbe far pensare che ci troviamo davanti ad un disco per metà dei Gorillaz e per metà di Damon Albarn da solista.

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Secondo noi, in tutto e per tutto, The Now Now è un disco di Albarn che, se nella prima parte, mantiene lo stile un po’ scanzonato anni ’80 – oltre alle già citate c’è anche la electrodark Tranz e il funk sintetico strumentale Lake Zurich – nella seconda parte il cantante londinese si toglie i panni del musicista sdentato 2D per trasformarlo in una sorta di sequel di Everyday Robot con una serie di ballad come Fire Files e One Percent in cui si tuffa nelle proprie ansie, depressioni e racconti di relazioni finite male.

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Nonostante siano passati venti anni, quest’opera ricorda, a tratti, l’omonimo disco Gorillaz o anche il suo successore Demon Dayz, in cui le tracce cantate si alternavano a pezzi strumentali o a veri e propri esperimenti. In The Now Now si alternano pezzi synth-pop a ballate acustiche fino a canzoni dal sapore house anni ’90. È molto variegato, esattamente come un buon album dovrebbe essere.
Gli amanti di Albarn che hanno trovato Humanz troppo dispersivo e caciarone ameranno questo suo ultimo lavoro.

Non vi resta che ascoltarlo anche a voi!

 

Articolo scritto a quattro mani con Francesco Giuntoli.