L’AMORE È PALINDROMO: INTERVISTA A FRANCESCO D’ISA SUL ROMANZO ANNA

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Una domanda che non s’è posto solo Carver, così come la risposta hanno provato a darla tanti scrittori, cantanti e poeti. Francesco D’Isa, artista fiorentino, ne ha dato un’interpretazione tramite il suo romanzo d’esordio (che non inquadra lui come un esordiente): Anna, storia di un palindromo, edito da Effequ.

 

L'amore è palindromo

 

Titolo secco e pregno che, senza metafore vagamente poetiche, ci porta dentro il nocciolo della storia, dentro il rapporto di Anna ed Ezio, prima professionale, poi affettivo e d’amore. Una storia d’amore. Anna, a seguito di un errore durante un’operazione al cervello compiuta dal neurochirurgo Ezio, parla del suo passato solo attraverso il linguaggio dei sogni. Lui vuole rimediare, vuole aiutarla, e nel farlo se ne innamora, e lei ricambia. La malattia, il passato onirico, da legame diviene presto vortice che risucchia le loro sicurezze, spingendoli a confrontarsi prima che con la relazione, con loro stessi. Una storia di solitudine. Una zweisamkeit, parola tedesca che, come ci dice D’Isa mediante Anna, esprime una solitudine in due. Un modo gentile e carino per dirci che per quanto ci si possa amare e sentire legati a una persona, saremo sempre e comunque soli. L’amore più che un fine è un mezzo, utile ad affrontare quella solitudine in due. Ma anche un mezzo per cercare noi stessi dentro l’altro, perché questo diviene uno specchio su cui possiamo osservarci da una prospettiva diversa, opposta e distorta, col rischio, quasi sempre reale, di non piacersi. E allora che fare? Scappare o continuare a cercare, per trovare noi stessi con l’aiuto dell’altro che dentro la sua solitudine farà lo stesso mediante noi, sino a che non si diventa entrambi il palindromo dell’altro. Altrimenti si rimarrà come due rette parallele: “due linee che non si parlano, ma sentono scorrere i reciproci pensieri”.

 

francescodisa

Diversi elementi presenti nel libro Anna ricorrono all’interno della tua produzione artistica, ovvero l’erotismo, il sesso, la ricerca di se stessi, le risposte ai problemi della vita, ma anche la Germania e la sua cultura. Che ruolo hanno questi elementi all’interno della tua vita, dal lato artistico o personale. Sesso, erotismo, ma anche morte, religione e ricerca d’identità sono mie fissazioni, trasportate poi su carta o altri materiali. La questione della Germania, più precisamente Berlino, è estemporanea, e deriva dal fatto che Anna l’ho scritto mentre stavo, appunto, a Berlino. In ogni caso sono appassionato della cultura mitteleuropea, quindi deriva anche da quello.

Alla presentazione del libro qualcuno ha definito questo lavoro come parte di una tua “trilogia” artistica. Tu però non eri tanto d’accordo con questa affermazione, perché? No, non la definirei una trilogia. Lì c’è stata più una svista nel riportare il titolo della presentazione, derivata da una mia affermazione in cui dicevo che in effetti avevo scritto una cosa sull’Io, ora una sull’amore, ne sto concludendo una sul sesso, e ne ho in lavorazione un’altra sulla religione. Tutto ciò che mi interessa insomma. Quindi deriva da lì, ma più che una trilogia sarebbe una quadrilogia.

 

Hai detto di aver portato a termine il libro in cinque anni. Una “gestazione” lunga. È stata voluta, nel senso, hai aspettato che la storia maturasse in te, senza fretta, o è altro che ti ha spinto a lavorarci per così tanto tempo? A dire il vero cinque anni è stata l’attesa tra la prima stesura e la pubblicazione. In realtà il libro l’ho scritto in un anno. Poi sono seguite alcune revisioni, riscritture e rilavorazioni, però la stesura vera e propria è durata un anno, mentre il processo che mi ha portato alla pubblicazione cinque.

 

In una recente intervista hai detto di aver iniziato a scrivere Anna a seguito della realizzazione di un quadro che, riporto le tue parole, ti ha “svuotato visivamente”. Eppure alcune scene, per primi i sogni di Anna ma non solo, sono pregne di immagini evocative. Quanto la componente visiva è stata influente nella realizzazione dell’opera? Hai realizzato illustrazioni della scene prima di scriverle, o viceversa? Non ho realizzato illustrazioni per Anna, sennò le avrei utilizzate nel libro. Diciamo che rifletto molto per immagini, e Anna è composto da immagini mentali che poi ho elaborato in parole e messo in fila, dato che insieme componevano una storia con una certa compattezza organica, perciò ho preferito scriverle piuttosto che disegnarle.

 

Rispetto alle tue precedenti produzioni, maggiormente legate all’arte visiva, quali sono state le difficoltà con cui ti sei scontrato nella stesura di un libro prettamente narrativo, viceversa, cosa invece hai trovato più semplice, se qualcosa c’è stato ovviamente. Diciamo che già prima scribacchiavo, quindi non è stata una vera e propria prima volta. L’aspetto complesso è stato riuscire a montare tutto insieme, fondere le parti nate da idee separate. La parte facile è stato tutto il resto, il processo di scrittura in sé potremmo dire. Quello è venuto naturale, ho scritto di getto, anche se poi l’ho riscritto cinquanta volte, però sempre tutte di getto.

 

Come nasce l’idea del palindromo? È qualcosa che trova origine nei personaggi o nella composizione della storia? Ho iniziato a scrivere il libro senza avere un’idea precisa di ciò che volevo, comunque il palindromo è legato più alla composizione della storia che ai personaggi, anche se il nome di Anna l’ho dato fin da subito e forse mi ha influenzato. Non avevo un piano narrativo, solo delle idee forti, perciò, sotto quel punto di vista, è stato complesso lavorare. Diciamo che sapevo di voler un palindromo, ma non sapevo come fare a ottenerlo.

 

Parlando del progetto Pornsaint: un approccio artistico al porno, un pornografico approccio all’arte e un pornoartistico approccio alla religione. Cos’è? Vuoi dire due parole per chi non lo conosce? Pornsaints è un gruppo internazionale di artisti che lavora con le pornostar. Ad ogni artista viene affidata una pornostar e il suo compito è dipingerla, o raffigurarla, come una santa. Da qui quindi pornosanta. A questo si lega poi un breve saggio, che ho scritto insieme a Francesco Marata, in cui accostiamo la pornografia alla santità. Dal progetto poi sono nate varie mostre in Europa e America. È una cosa a cui ho lavorato molto e ancora ci lavoro, seppur in misura minore.

 

D'Isa interpreta Athena Hollow per Pornsaints

 

Come funziona il legame pornostar-artista? Loro sanno di questo progetto, e l’artista è libero di scegliere di interpretare la pornostar che desidera o c’è un criterio di scelta e assegnazione? Sì, gli artisti entrano in contatto con la pornostar, perciò queste sanno del progetto e ti dico, molte sono pure contente. Le coppie le creo io, poi se entrambi sono contenti di lavorare assieme, se si amano, inizia la collaborazione.

 

Ma è qualcosa di volutamente provocatorio o c’è di più dietro il progetto? I due elementi che compongono il progetto, religione e sesso, mi interessano profondamente, perciò è stato un legame nato seriamente e naturalmente. Io già disegnavo donne, e un giorno, tanti anni fa, parlando con Gregorio Magini, mi disse: visto che disegni donne, perché non usi le pornostar. E da lì banalmente è nato tutto. C’è certamente una parte provocatoria, ma è stata quella che, alla fine, mi ha annoiato di più, anche perché veniva letta come una cosa fighetta, fashion e tale non voleva essere.

 

Che opinione hai delle personalità legate al mondo del porno che utilizzano la loro posizione per divenire opinion leader? Mi viene in mente Valentina Nappi, per quanto possa essere attinente l’esempio, che fa parlare di sé forse più che per il porno per la figura che si è costruita attorno. Secondo me è una banale operazione di Marketing. Interessante come idea in se per se, ma non altrettanto nella sua applicazione pratica. È una cosa nata con Sasha Grey, che ha inventato questa figura in cui la pornostar veste i panni dell’intellettuale perché può aver più voce, e Valentina Nappi ha ripreso. Per quanto l’idea, come detto, è interessante, non ritengo altrettanto interessanti le cose che dice Sasha Grey; più coerente e approfondita Valentina Nappi, ma non sempre convincente. Certo, uno può facilmente pensare “sei una pornostar e sei una rincitrullita”, invece no, loro sfatano questo mito perché sono due ragazze intelligenti, ma questo non fa di loro delle intellettuali. Quindi ci vedo più marketing che altro. Però chissà, magari un giorno leggerò qualcosa che mi stupirà e farà ricredere, ma per ora non è successo.

 

Tra l’altro, se si leggono i commenti ai loro articoli difficilmente si dibatte sul contenuto espresso, ma si discute sul fatto che a parlare sia una pornoattrice e quindi, paradossalmente, non può star lì a dir certe cose, al di là del fatto che siano intelligenti o meno. Sì esatto, ma vale in entrambi i sensi. Se dici una cosa non è che vale di più perché sei una pornoattrice, o viceversa non è che vale meno.

 

Curiosità, ma tra Valentina Nappi e Sasha Grey? Valentina Nappi. Almeno nei film porno, questo glielo dobbiamo. Sasha, pur essendo una bellissima ragazza, è gelida, Valentina è bravissima.

 

Altra Curiosità, perché hai una pagina wikipedia inglese e non una in italiano? Non lo so. La pagina in inglese l’avevo fatta io, poi qualcuno l’ha ampliata, però non ne ha fatto una in italiano, cosa che non ho fatto nemmeno io.

 

Chiudiamo con una sorta di gioco. Tra le altre cose tu sei famoso per le recensioni brevissime di libri difficili. Ne vogliamo fare qualcuna ora? Pronto? Pronto.

Francesco D’Isa, Anna, storia di un palindromo. Vabbè, sul mio non mi vorrei esprimere, sarebbe scorretto, dico giusto la trama, e non do voti, ecco: due tizi si innamorano.

Vanni Santoni, Gli interessi in comune. Trama: dei tizi si drogano. Recensione: è possibile diventare intelligenti anche se ti distruggi con le droghe, e tramite le droghe puoi sviluppare un metodo per accrescere l’intelligenza.

Gabriele Merlini, Valecky. Trama: un tizio si innamora e lo prende nel culo. Recensione: scappare, totalmente, tanto da sfuggire persino alla lettura, ma quando qualcuno riesce a coglierti diventa molto interessante.

Gregorio Magini, La famiglia di pietra. Trama: una tizia si suicida, forse. Recensione: decidere di suicidarsi inventandosi una storia, o inventarsi una storia per decidere di suicidarsi. Era un libro cazzuto.