TORRITA BLUES 23/06/2016: DANA FUCHS + MIGHTY MO RODGERS

Nella prima delle due serate di Torrita dedicate agli artisti stranieri, il primo ad esibirsi è Mighty Mo Rodgers, un veterano del blues, da Chicago.

Prima di iniziare il suo show si presenta: “I’m Mighty Mo Rodgers and tonight i’m gonna tell you the truth, cause the blues is truth. I’m too old to lie and blues won’t let me do it anyway”.

Mr Rodgers è un uomo all’antica e non fa niente per nasconderlo: prima di ogni canzone tiene un discorso introduttivo, raccontando della sua vita o della storia che ha vissuto da giovane, parlando di musica e di politica.

 

C’è spazio per una divagazione sull’omicidio Kennedy (“They said it was a conspiracy, but you know what’s the greatest conspiracy? Life”) prima della canzone dedicata a JFK e c’è spazio per un amarcord dei bei tempi andati, dei tempi della soul music, prima dell’omonimo pezzo (Bring Back) Sweet Soul Music. In ogni caso, un po’ per le frequenti interruzioni esplicative, un po’ per una scelta di repertorio sempre soft, il suo set scorre senza troppe emozioni. Sono pochi i pezzi che spiccano, tra cui la cover di Sittin’ on the dock of the bay.

Dopo il cambio palco, arriva il momento di Dana Fuchs, l’ex ragazza prodigio del blues, che soddisfa fin dall’inizio le aspettative riposte in lei dagli organizzatori del festival, che da tanti anni speravano di portarla a Torrita, e dal pubblico che sperava in un miglioramento della serata.

Dana infatti non delude e senza tante chiacchere inizia in modo esplosivo con brani tratti dai suoi tre dischi in studio: Love to Beg, Lonely for a lifetime, Bliss Avenue. La sua voce potente ed espressiva conquista il pubblico che si scalda subito per lei e la band, in cui spicca il chitarrista Jon Diamond ma che si dimostra in generale molto affiatata e precisa in ogni situazione.

 

Dopo alcune canzoni però arriva l’imprevisto: alla chitarra di Diamond si rompono due corde.

Mentre il chitarrista prova a riparare lo strumento, Dana ci regala una versione da brividi di Don’t Let Me Down, partita “a capella” e poi seguita dal resto della band. Ce ne fossero più spesso di imprevisti così!

Sostituita la chitarra il concerto prosegue e Dana dà fondo a tutte le sue abilità canore, senza risparmiarsi mai, eccellendo per interpretazione e presenza scenica con sue composizioni di vario genere: dallo slow blues So hard to Move al country rock di Nothing on my mind.

Come se tutto questo non fosse bastato Dana e la band non si risparmiano nemmeno nel finale e chiudono il concerto e la serata con una strepitosa Helter Skelter, di oltre dieci minuti, che richiama tutto il pubblico sotto il palco e mette il sigillo ad un set incredibile.

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