“XXI SECOLO” DI PAOLO ZARDI. UN AUTORE RIOT ALLO STREGA.


Non era necessaria la candidatura allo Strega per accorgersi che Paolo Zardi fosse un grande scrittore.
Il giorno che diventammo umani, Antropometria e Il Signor Bovary erano sufficienti a capire la potenza dei racconti dell’autore di Padova.

Questa volta Zardi abbandona il formato racconto in favore del romanzo (non è la prima volta, aveva già dato prova con La felicità esiste, per i tipi di Alet) muovendosi sul doppio terreno del romanzo distopico e psicologico e costruendo una storia che, a più riprese, richiama due classici del decennio scorso: il romanzo La Strada, di Cormac McCarthy, e il film di Gabriele Muccino La ricerca della felicità.

 

Paolo Zardi - XXI Secolo

 

Al modo di McCarthy, Zardi non entra nei dettagli della caduta dell’occidente. Ma se l’autore americano si muoveva in uno scenario apocalittico e straniante, che in qualche modo richiamava il risultato di una guerra atomica, l’autore di XXI secolo costruisce un mondo del tutto plausibile: una crisi economica senza precedenti, le città al collasso, costellate da blocchi di cemento e di centri commerciali desolati e presi d’assalto da bande di immigrati, una perenne periferia invasa da miasmi tossici, dai mangiatori di rifiuti e di bestie randagie. Questa è l’Italia del XXI secolo di Zardi, in cui, durante i frequenti blackout elettrici, si scatenano sciacallaggi per strada, ma le persone stanno in pena di fronte agli schermi per le sorti di un cavallo transessuale e un fantino in fin di vita. Mentre sullo scacchiere internazionale emergono nuove potenze e si preparano nuove guerre, l’Italia rimane un insignificante tassello di un continente sempre più marginale.

In questo contesto Eleonore, la moglie del protagonista, entra in coma in seguito ad un ictus. Il marito si troverà ad andare avanti solo, con i due figli, un bambino ed una giovane adolescente, dividendosi tra i doveri di padre, le visite alla moglie, il lavoro. Il protagonista è un uomo buono. Non ha grazia, ma ci sa fare con la vita. Vende depuratori d’acqua porta a porta, e riesce a tirare avanti. A differenza di Will Smith, che vendeva scanner per sopravvivere e lo faceva con lo spirito di chi confida nel sogno americano per un futuro migliore, l’uomo di Zardi lo fa perché va fatto. Il suo è istinto di autoconservazione. Fa leva sull’angoscia dei clienti. È il suo modo di sopravvivere. Il suo sforzo non è funzionale a un ruolo sociale (perché non ci sono ruoli sociali) ma al tenere in piedi una famiglia, per proteggerla, contro ogni speranza.

Zardi, più di ogni altra cosa, è maestro nel far detonare l’essenza umana, a partire dalla malattia e dal sesso, dai corpi analizzati nelle loro meccaniche.Fa sì che XXI secolo sia molto più di un romanzo di fantascienza, e cosa altra rispetto ad una favola americana: Eleonore è in coma e il marito scopre che lo tradiva. È qua che Paolo Zardi dà il meglio di sé, nel tentativo commovente del protagonista di far quadrare un meccanismo dagli ingranaggi saltati, di salvare sé stesso, le persone che ama, in una situazione disperata. Perché XXI secolo è infine un romanzo d’amore, profondissimo, una storia portata avanti con una scrittura che non ammette equivoci.

Ben venga la candidatura allo Strega, ben venga l’entusiasmo. Se lo meritano Zardi e se lo meritano NEO edizioni, che fanno libri bellissimi. Ma al di là delle fascette (che pure disturbano le mie sciocche visioni underground) si metta al centro il testo, le persone, le storie: si casca sempre in piedi.

 

XXI SECOLO, Paolo Zardi 160 pagine – 13 euro

Paolo Zardi ha pubblicato un racconto nell’ultimo numero di Riot Van: Leggilo qua